Anno scolastico al via tra emergenza precariato, sostegno scoperto e aule roventi

Con il suono della prima campanella ormai alle porte, il sistema scolastico si ritrova ad affrontare le consuete e complesse criticità di inizio anno. Tra la corsa contro il tempo per coprire le cattedre e le cospicue disponibilità pubblicate dagli uffici scolastici, l’avvio delle lezioni mette in luce una gestione dell’istruzione pubblica caratterizzata da numeri elevati di supplenti, carenze sul sostegno e pesanti adempimenti amministrativi.

I numeri delle cattedre coperte a tempo determinato

A livello nazionale, il sistema scolastico pubblico regge su una quota massiccia di supplenze per garantire l’ordinario funzionamento della didattica e dei servizi dell’organico ATA. Una fotografia nitida della situazione territoriale emerge ad esempio dai dati degli uffici scolastici provinciali dell’Umbria. Nella sola provincia di Perugia sono state censite 2.844 cattedre complessive, ripartite tra infanzia (197), primaria (1.006), secondaria di primo grado (664) e secondaria di secondo grado (977). Nella provincia di Terni le disponibilità comprendono 896 cattedre complete e oltre 2.000 ore residue, con 67 posti all’infanzia, 300 alla primaria, 229 alle medie e 300 alle superiori.

Considerando il saldo tra ore destinate alle supplenze annuali e i vari spezzoni orari, sono circa 2.400 i docenti precari umbri in attesa di un incarico al primo giro di nomine. Dietro questo flusso di assegnazioni gioca un ruolo determinante il recente aggiornamento biennale delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS). L’ingresso di numerosi nuovi abilitati e specializzati ha rimescolato i punteggi, facendo sì che molti insegnanti con contratti stabili negli anni passati rischino di rimanere temporaneamente privi di cattedra.

La situazione del sostegno e le materie curricolari

Il punto di maggiore criticità riguarda l’insegnamento di sostegno rivolto agli alunni con disabilità, dove si registra una sproporzione marcata tra posti stabili e posti in organico di fatto coperte da contratti a termine.

Sul versante dei posti comuni, le carenze di docenti si concentrano su specifiche aree disciplinari. Nelle scuole medie mancano soprattutto professori di italiano, inglese, matematica e scienze, con residui significativi anche per tecnologia, arte, musica e scienze motorie. Alle superiori il fabbisogno riguarda in prevalenza l’ambito tecnico-scientifico e giuridico-economico: informatica, matematica e fisica, elettronica ed elettrotecnica, meccanica, diritto ed economia politica, oltre alle discipline letterarie.

Le valutazioni e i moniti della Gilda degli Insegnanti

Sulla complessa ripartenza delle attività scolastiche è intervenuta la Gilda degli Insegnanti, analizzando i molteplici fattori di disagio per il personale docente.

Nonostante i posti rimasti scoperti, l’organizzazione sindacale ricorda che per molti docenti rimasti momentaneamente esclusi ci saranno ulteriori opportunità grazie alle supplenze in deroga e alle procedure di ripescaggio, un meccanismo per il quale la Gilda Insegnanti si è fortemente battuta per garantire che gli inclusi in graduatoria rimangano sempre nominabili.

Allargando lo sguardo al contesto generale, il coordinatore nazionale della Gilda Insegnanti, Vito Carlo Castellana, punta il dito contro i problemi endemici del sistema scuola, a partire dall’eccessiva burocrazia e dalle criticità retributive:

  • Assetto del reclutamento: Castellana sottolinea come la continua alternanza di concorsi e fasi di reclutamento generi confusione e contenziosi, mentre il precariato sul sostegno rimane elevato e poco garantito da soluzioni burocratiche di continuità.
  • Carico burocratico: I docenti si trovano sommersi da adempimenti formali, griglie di valutazione e programmazioni amministrative che sottraggono tempo alla didattica. Un carico che pesa anche sulle segreterie scolastiche, sovraccaricate da adempimenti come le pratiche pensionistiche prima gestite dagli uffici provinciali.
  • Trattamento economico: Nonostante i recenti rinnovi contrattuali, il personale della scuola continua ad avere retribuzioni inferiori (circa il 30-40% in meno a parità di titolo di studio) rispetto al resto del pubblico impiego e ai colleghi europei.
  • Infrastrutture e aule roventi: Con l’avvio delle lezioni a settembre in presenza di temperature ancora superiori ai 30 gradi, molte aule risultano prive di impianti di climatizzazione idonei, a cui si aggiungono storiche carenze nell’edilizia scolastica.