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Legge di Bilancio e tagli agli organici: l’affondo della Gilda degli Insegnanti contro la manovra economica

La bozza del disegno di legge di Bilancio apre una crepa profonda e insostenibile nel comparto dell’istruzione pubblica, scatenando la dura reazione della Gilda degli Insegnanti. Al centro del dibattito e della protesta sindacale vi è una manovra economica che, sotto la bandiera della spending review, impone tagli lineari devastanti alle risorse umane e strutturali degli istituti statali, confermando l’assenza di reali investimenti per il futuro del Paese.

1. I numeri della manovra: una scure da quasi 14.000 posti in meno nel biennio

La relazione tecnica che accompagna il provvedimento delinea un quadro allarmante per il comparto scuola:

  • Il taglio per il 2027: È prevista una riduzione complessiva di 6.974 posti — di cui 4.925 unità sottratte ai posti di potenziamento e 2.049 unità a carico del personale ATA — che garantirà all’erario un risparmio stimato in circa 252 milioni di euro all’anno.
  • La prospettiva del biennio: Sommando gli interventi programmati, la scure si abbatte sul sistema scolastico con una riduzione complessiva che sfiora i 14.000 posti in meno tra docenti e ATA in due anni, traducendosi in un risparmio di cassa per lo Stato quantificato dai sindacati in circa 550-600 milioni di euro.
  • Il cortocircuito del fabbisogno: La logica dei tagli ignora le reali dinamiche interne alle scuole. Come evidenziato dalle analisi sindacali, l’incremento numerico registrato negli ultimi anni ha riguardato in via esclusiva i docenti di sostegno — chiamati a rispondere ai diritti costituzionali degli alunni con disabilità — e non certo i docenti curricolari. Ridurre l’organico in questo scenario significa compromettere la copertura delle supplenze, aumentare la pressione sulle istituzioni scolastiche e bloccare di fatto lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi.

2. L’affondo del coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana

Nel corso degli approfondimenti istituzionali e mediatici sul provvedimento, il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Vito Carlo Castellana, ha stroncato senza appello l’impianto politico della manovra, denunciando il fossato incolmabile tra le promesse sbandierate dalla politica e la dura realtà dei provvedimenti finanziari:

«La bozza della legge di Bilancio che in questi giorni sta circolando è una beffa, l’ennesima, ai danni della Scuola e dell’Istruzione – ha dichiarato con forza Castellana –. Ancora una volta è previsto zero per la scuola, un fatto gravissimo. A parole il governo vuole valorizzare docenti e ATA, si parla di investimenti per la difesa dalle aggressioni, ma poi a queste parole non seguono atti politici».

Respinto fermamente anche l’argomento cardine utilizzato per giustificare i tagli:

«L’alibi è la denatalità, ma era proprio questa l’occasione per tornare a classi con dimensioni umane e investire sulla qualità della didattica anziché fare cassa sulla pelle degli studenti e dei lavoratori».

3. Asimmetrie di bilancio: zero tagli alle paritarie, priorità a IRPEF e armamenti

Nel mirino della Gilda finiscono apertamente le scelte strategiche e le priorità di spesa del governo, giudicate inique e irrispettose del dettato costituzionale sull’istruzione pubblica:

  • Il trattamento differenziato: Il sindacato sottolinea come l’austerità colpisca in via esclusiva la scuola statale, mentre restano intatte o agevolate le misure a favore del settore privato e delle scuole paritarie, trasformando di fatto la scuola della Repubblica in un bancomat per far quadrare i conti dello Stato.
  • La miopia fiscale e militare: Critiche durissime vengono rivolte alle coperture e agli investimenti collaterali della manovra. Da un lato, l’intervento sulla rimodulazione dell’aliquota IRPEF viene bollato come un «risultato risibile che non porta quasi nulla a chi ne beneficerà»; dall’altro, si registra il massiccio sbilanciamento delle risorse nazionali verso il comparto della difesa. Sul punto, il leader della Gilda ha chiuso con un monito netto e inequivocabile:«Metà delle spese della legge di Bilancio sarà investita in spese militari: ma piuttosto, armiamo le menti e disarmiamo i cannoni».

4. Verso la mobilitazione sindacale

Di fronte a un disegno di legge che minaccia di paralizzare il sistema dell’istruzione e di peggiorare ulteriormente le condizioni di lavoro del personale, la Federazione Gilda Unams potrebbe aprire ufficialmente lo stato di agitazione.

Il sindacato chiede un’inversione di rotta immediata attraverso una forte pressione politica e parlamentare mirata a stravolgere i commi sui tagli. Nel frattempo, la rete territoriale della Gilda — inclusa la sezione di Milano — è pronta a stringere le fila, avviando assemblee nei plessi e valutando forme di protesta per difendere il valore non negoziabile della scuola statale.

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