Cos’è il fondo pensione Espero e come funziona?

Il fondo ESPERO è un fondo pensione integrativo a cui possono aderire i dipendenti pubblici. È stato istituito nel 2004 con l’obiettivo di compensare la diminuzione della pensione di base, un effetto del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo.  
Adesione automatica e silenzio/assenso
Una delle principali novità del fondo pensione Espero è l’introduzione dell’adesione automatica tramite il meccanismo del silenzio/assenso.  
Questa regola si applica a due categorie di docenti:
I neo-assunti a tempo indeterminato che prenderanno servizio a partire dal 1° settembre 2025.  
Coloro che sono stati assunti a tempo indeterminato dopo il 1° gennaio 2019.  

Cosa succede in pratica?

I docenti in queste categorie riceveranno un’informativa sul fondo ESPERO. A partire dalla data di consegna, avranno nove mesi per decidere se aderire o meno al fondo. Per chi non vuole aderire, è necessario fare una dichiarazione esplicita di rifiuto entro questo periodo.  
Se non viene espressa alcuna volontà entro i nove mesi, l’adesione al fondo scatta in automatico. Chi viene iscritto in questo modo ha comunque ulteriori 30 giorni per annullare l’iscrizione.  

Come funziona e quali sono i vantaggi?

Aderendo al fondo Espero, si apre una sorta di “conto corrente virtuale” in cui confluiscono:
I contributi del dipendente, che possono variare dall’1% al 20% dello stipendio.  
Il contributo dello Stato, pari all’1% a prescindere dalla quota versata dal dipendente.  
Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) maturato dopo l’adesione. Il TFR maturato prima dell’adesione verrà versato come capitale al momento del pensionamento. Va specificato che il TFR viene versato al fondo solo al termine dell’attività lavorativa, non mensilmente come gli altri contributi.  
Eventuali versamenti aggiuntivi.  
I rendimenti della gestione finanziaria.  
L’adesione offre diversi vantaggi fiscali:
La possibilità di dedurre le quote versate fino a un massimo di 5.164,57 euro all’anno.  
Una tassazione agevolata sui rendimenti (20% anziché 26%) e sulla pensione integrativa (a partire dal 15% che si riduce fino a un minimo del 9%).  
Costi di gestione ridotti.  
Inoltre, il fondo offre la possibilità di richiedere un anticipo per l’acquisto o la ristrutturazione della casa, per spese sanitarie o durante periodi di congedo. Dopo almeno cinque anni di partecipazione, è possibile anche aderire alla RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) per anticipare l’uscita dal lavoro.

E quali sono gli svantaggi?

Una volta aderito, la scelta è vincolante. Se si decide di recedere, non è possibile recuperare il TFR versato, ma si può trasferire a un altro fondo o attendere il pensionamento per ricevere il capitale.  
Un altro aspetto da considerare è che il TFR maturato dopo l’adesione non può essere prelevato come capitale al termine dell’attività lavorativa, ma confluisce nel montante pensionistico integrativo. Solo in misura massima del 50% può essere trasformato in capitale. L’intero importo può essere riscosso come capitale solo se l’ammontare della pensione complementare risulta inferiore all’assegno sociale.  
Infine, esiste un “rischio teorico” di ottenere rendimenti finanziari inferiori rispetto alla rivalutazione del TFR.

Se desideri avere ulteriori dettagli puoi contattarci via mail su comunicazionigildami@gmail.com

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